Trento
21 Marzo 2024

L'Ateneo per il bilancio di genere del Comune di Trento

Diminuisce (poco) il divario nel lavoro e in politica: le donne ancora penalizzate in molti settori. Persiste la segregazione formativa nell’istruzione, redditi e pensioni sono più bassi. Ruoli di responsabilità e posizioni apicali sono perlopiù riservati ai colleghi maschi. Il documento è stato finanziato nell’ambito del protocollo Unicittà e tiene conto di numerosi ambiti d’indagine analizzati nel contesto interno ed esterno al Comune

Sale (di poco) l’occupazione femminile, ma restano inferiori i redditi delle donne, che risultano raggiungere con maggiore difficoltà posizioni apicali e di responsabilità sia nelle aziende partecipate del Comune di Trento sia in quelle private. La maggior parte delle donne a scuola e all’università studia materie umanistiche. In politica, pur ricevendo il gradimento maggiore, sono meno rappresentate degli uomini e con difficoltà ricoprono il ruolo di presidente nelle Commissioni consiliari comunali.
Questi alcuni dei risultati che emergono dal Bilancio di genere 2023 presentato oggi pomeriggio a palazzo Geremia. Il documento, introdotto dall’assessora alle Pari opportunità Giulia Casonato e dalla presidente del Consiglio delle donne Filomena Chilà, fa il punto sulle disparità di genere nel Comune di Trento consentendo così all’Amministrazione di valutare l’impatto delle scelte strategiche sulle disuguaglianze.
Il lavoro, finanziato dal protocollo Unicittà siglato tra Università di Trento e Amministrazione, è stato realizzato dal team guidato dalla professoressa Barbara Poggio, prorettrice alle politiche di equità e diversità dell’Università, di cui fanno parte le  collaboratrici del Centro Studi di Genere Anna Ress, Letizia Caporusso e Majida El Aafyouny.
«Non è facile riuscire a riconoscere la natura sistemica delle discriminazioni di genere – ha affermato l’assessora Casonato – Per questo motivo abbiamo bisogno di nuovi strumenti che applichino una lente di genere attraverso la quale leggere i dati e analizzare le politiche pubbliche. Il bilancio di genere va esattamente in questa direzione e siamo molto felici che diventi un’ulteriore base da cui far partire le nostre scelte».
«Crediamo molto in questo strumento che non rappresenta per la nostra città un traguardo, ma un punto di partenza per rispondere ai bisogni della società», ha ribadito la presidente del Consiglio delle donne Filomena Chilà, sostenendo che  «per un reale cambio di passo risulta fondamentale adottare l’approccio delle pari opportunità come indicatore di benessere della città».
Molti i parametri presi in considerazione per valutare le disparità, dall’organizzazione interna alla demografia, dalla salute all’istruzione, dalla violenza di genere allo spazio urbano. E ancora, lavoro, economia, potere e rappresentanza, famiglia e conciliazione, ma anche partecipazione e tempo libero. Di ogni ambito, si è valutato il livello di disparità nel Comune di Trento e, dove possibile, il trend provinciale, oltre agli interventi attivati dall’Amministrazione e le risorse messe a disposizione per colmare le differenze di genere.
Ha sottolineato la professoressa Barbara Poggio: «Il bilancio che presentiamo è un esito importante della collaborazione tra Comune e Università di Trento. Nel format proposto rappresenta un unicum a livello nazionale, combinando l'attenzione all'impatto degli impegni economico-finanziari del Comune di Trento con una articolata analisi delle disparità di genere, trasversale ai diversi ambiti della vita sociale. Un punto di partenza fondamentale per una progettazione partecipata di una città più equa per donne e uomini».
Sul fronte del lavoro, le donne risultano maggiormente disoccupate rispetto agli uomini (il gap è dello 0,8 per cento nel 2021, era il doppio nel 2011). Sebbene i dati mostrino che la percentuale di donne occupate è lievemente aumentata sia a livello comunale che provinciale, il numero di uomini occupati resta comunque superiore. Nel Comune, infatti, per quanto dal 2011 al 2021 l’occupazione femminile sia passata dal 45,8% al 46,8% e quella maschile sia variata dal 59,9% al 58,6% resta tra i generi una differenza di quasi 12 punti percentuali. La riduzione del gap occupazionale registrato in questi dieci anni, passato dal 14,1% all’11,9%, si spiega, tra le altre cose, con l’aumento dell’occupazione femminile da un lato e con la riduzione di quella maschile dall’altro, ma anche con le recenti crisi economiche che hanno penalizzato tutti i lavoratori, tra cui quelli di sesso maschile.
Anche nell’ambito dell’imprenditoria emerge un divario rilevante tra i generi. L’80% delle imprese aventi sede legale a Trento è infatti guidata da uomini, che nei settori dell’estrazione mineraria, della fornitura energetica e idrica e nella gestione dei rifiuti non conoscono concorrenza femminile.
La situazione non migliora se si osserva la differenza di reddito tra uomini e donne. Nei cinque anni che vanno dal 2016 al 2020, nel Comune di Trento le donne hanno guadagnato in media 10 mila euro lordi l’anno meno degli uomini. Lo stesso si può dire per le pensionate del settore pubblico, che nel 2022 hanno percepito in media una pensione di anzianità di 1.851 euro a fronte dei 2.960 riconosciuti ai pensionati maschi (quella per inabilità va da una media di 1.437 euro per le donne ai 2.290 degli uomini, mentre cambia nel caso di superstite cui è riconosciuta una pensione di 1.374 per le donne contro i 692 euro degli uomini). E lo stesso vale per quelle del settore privato, dove i numeri mostrano una situazione ancora più svantaggiosa per le donne.
Dal punto di vista della rappresentanza politica, i numeri mostrano un aumento della presenza femminile che, nonostante il maggior gradimento da parte degli elettori, tuttavia resta ben lontana dalla parità. Alle ultime due elezioni amministrative le candidate al Consiglio comunale non superavano il 38,2% nel 2020 (erano il 35% nel 2015) e il 37,2% nelle Circoscrizioni (dove nel 2015 erano il 36,1%). Analizzando poi nel dettaglio la composizione delle Commissioni consiliari formate nel 2020 ci si accorge a colpo d’occhio di come la rappresentanza femminile sia fortemente minoritaria. Su 12 componenti, solo 2 in media sono donne. Tra i capigruppo se ne contano 3 su 12, mentre tra i presidenti solo 1 su 7. E ancora, i vicepresidenti sono tutti maschi. E guardando la rappresentanza all’interno del Consiglio comunale del 2020 (ma lo stesso si è verificato nel 2015) troviamo il 75% degli uomini e solo il 25% delle donne. Diverso e virtuoso è il caso della Giunta, che rispetto al 2015, quando le assessore erano il 37,5%, mostra nel periodo analizzato una situazione di sostanziale parità di genere.
Anche riguardo alla composizione delle 14 società partecipate dal Comune, pur con un miglioramento rispetto al biennio precedente, i dati mostrano una netta sproporzione tra uomini e donne, che nel 2022 ricoprono il ruolo di presidente solo per il 14,3% del totale (erano il 7,1% nel 2021 e 2020).
Per le donne è dunque molto complesso raggiungere posizioni apicali e essere riconosciute in ruoli decisionali di responsabilità.
Approfondendo il campo dell’istruzione, il Bilancio mostra come la stragrande maggioranza degli iscritti ai licei linguistico (85%), artistico (73,8%), classico (72,9%), coreutico (72,2%) e delle scienze umane (77,3%) siano ragazze, a fronte dell’alta percentuale di ragazzi che frequentano l’istituto tecnologico, composto per l’85,7% da uomini. Crescendo di età, la situazione non sembra cambiare, confermando i dati sulla “segregazione formativa all’università” anche tra i residenti iscritti all’ateneo trentino, dove vediamo molte più ragazze nei percorsi umanistici (Hss – Humanities and Social Sciences) e molti più ragazzi nei percorsi scientifici e tecnologici (Stem – Science. Technology, Engineering and Mathematics).
Il lavoro dell’Amministrazione per garantire una sempre maggiore parità di genere non si conclude con l’esposizione dei dati economici e di contesto. Il prossimo appuntamento sarà infatti sabato 13 aprile dalle 9 alle 12 con un laboratorio di parità durante il quale le organizzazioni che manifesteranno l’interesse a confrontarsi sul tema delle politiche di genere dibatteranno insieme all’Amministrazione per condividere le azioni virtuose intraprese e tracciare una mappa di pratiche di parità, affinché la rimozione delle disuguaglianze diventi un proposito primario e perseverante dell’agire, in un percorso di sinergia tra pubblico e privato.

(a.s.)