Rovereto
18 Gennaio 2024

Educazione professionale al bivio

Sono uno dei pilastri del welfare, hanno l’obiettivo comune di curare il disagio, ma scontano separatezza di percorso formativo e problemi di ricambio generazionale. Appuntamento da tutta Italia all’Università di Trento per costruire con 80 parole l’identità di una disciplina nuova e di una professione che compie 40 anni

In Italia sono circa 122 mila, in Trentino oltre mille. Attuano progetti educativi e riabilitativi in comunità per minori e centri giovani, residenze e servizi per persone anziane o migranti, comunità terapeutiche e centri diurni per problemi di dipendenza o di salute mentale. Il lavoro consiste nel favorire il benessere bio-psico-sociale, l’autonomia, l’empowerment e l’inclusione di persone fragili per età, malattia, circostanze della vita. L’educazione professionale, istituita in Italia nel 1984 e dal 2018 riconosciuta da un albo, prevede conoscenze sociali, psicologiche, educative e mediche. Eppure, dopo 40 anni, è ancora in cerca di identità. Infatti oggi si trova con due percorsi formativi diversi: quello socio-pedagogico e quello socio-sanitario.
Si farà il punto su questa professione al bivio nel convegno nazionale educazione professionale tra esperienza e teoria, martedì 23 gennaio, a Palazzo Piomarta di Rovereto (Corso Bettini, 84).
«La separatezza dei percorsi formativi universitari risulta incompresa sia dai servizi del territorio che dai professionisti. Per questo come docenti e ricercatori nel convegno vogliamo rafforzare l’identità del campo di studio, senza divisioni epistemologiche. In fondo, l’educazione professionale si prende cura delle persone in condizioni di disagio a tutto tondo e non solo a parti del corpo o della mente, per cui, è chiaro che un’unione epistemologica è necessaria» commenta Dario Fortin, responsabile scientifico del convegno e docente del corso di laurea interdipartimentale in Educazione professionale (classe di laurea: L/SNT2), attivato dal Cismed - Centro interdipartimentale di Scienze mediche con il Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive di UniTrento.
Altro nodo: il ricambio generazionale. «Si percepisce una situazione di stagnazione e confusione tra i diversi attori del comparto. I concorsi pubblici stentano a essere banditi e gli appalti di gara al ribasso rischiano di rendere la professione sempre meno attrattiva e la qualità dei servizi sociosanitari sempre più bassa. La nostra università vuole dare il proprio contributo per migliorare la situazione» osserva Fortin.
Nella giornata sarà anche presentato un alfabeto empirico partecipato: 80 parole-chiave per costruire la disciplina dell’educazione professionale. L’alfabeto si apre con “Ama”, in ricordo di Stefano Bertoldi, educatore professionale che nel 1995 diede vita a Trento alla prima organizzazione di volontariato di auto mutuo aiuto (in sigla “Ama”) in Italia.

(e.b.)

Programma e dettagli del convegno: www.unitn.it/gridep2024