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Trento
16 Giugno 2018

«Conoscenza e ragione per accogliere le diversità»

Con l’augurio del rettore ai 390 neolaureati e neolaureate e ai 12 dottori e dottoresse di ricerca si è aperta questa mattina in Piazza Duomo la sesta edizione della cerimonia pubblica di laurea. Introdotta dal tradizionale corteo accademico si concluderà con il lancio di tocchi e feluche, i tipici cappelli di chi consegue rispettivamente la laurea e il dottorato di ricerca. Il presidente Cipolletta: «Reagiamo a nazionalismi, chiusure e difesa degli interessi particolari con la tolleranza, la curiosità e la solidarietà»

La sesta edizione della cerimonia delle lauree è andata in scena oggi in una piazza Duomo festosa e piena del sole di metà giugno. Il caldo non ha spaventato i 390 laureati e laureate e i 12 dottori e dottoresse di ricerca presenti con amici e familiari al seguito. Un’edizione in cui sono risuonate più volte le parole innovazione, curiosità, ragione e apertura alla diversità: un invito ai giovani ad affrontare con determinazione e coraggio un futuro a volte difficile, ma pieno di opportunità. 
Un abbraccio dell’Ateneo ai suoi laureati che si è tradotto nelle parole di benvenuto del rettore Paolo Collini: «Oggi più che mai serve ad ognuno di noi una capacità di analisi rigorosa fondata su “conoscenza e ragione”, che ci protegga dalle posizioni emotive e disinformate che sembrano sempre di più caratterizzare l’agire. Io spero che questa università vi abbia dato, oltre alle solide conoscenze e abilità che vi aiuteranno nella vita professionale, al senso di responsabilità verso la società che ha investito nella vostra formazione, anche un metodo di analisi che vi possa proteggere dai rischi delle reazioni emotive e accompagnare nel vostro ruolo di attori protagonisti in una società sempre più complessa e conflittuale. Viviamo in un mondo che mostra rapidi cambiamenti tecnologici, sociali, politici che subito diventano normalità. Cercate di essere flessibili per cogliere le opportunità. I cambiamenti sono fonte di problemi ma anche di occasioni da cogliere. Continuate ad aprire i vostri orizzonti, esplorate il mondo, scoprite il diverso. Costruitevi un pensiero proprio tenendo presente che il nostro interesse individuale è fatto prima dall’interesse collettivo: ad esempio, la dignità, l’uguaglianza di accesso alle opportunità, il benessere. Sono queste le condizioni di base e che a volte vengono dimenticate».
«Il giorno delle lauree – ha esordito il presidente Innocenzo Cipolletta, alla sua ultima cerimonia delle lauree prima della scadenza del mandato – è un giorno di grande festa per i giovani che l’hanno conseguita, per le loro famiglie, per l’Università, per il Trentino e per il Paese tutto. Cultura e istruzione sono il futuro dell’Italia, affinché il paese sia sempre più evoluto, tollerante, aperto agli stranieri e alle diversità, ossia a tutto ciò che fa crescere e innalzare la qualità della vita dei cittadini. L’innovazione richiede sforzo, applicazione, dedicazione, ma anche coraggio di uscire dai binari consueti e affrontare nuovi spazi. Ma la vera innovazione presuppone uno scarto dal percorso normale, coraggio nell’affrontare nuove vie. Questa capacità di innovare deve molto alla mescolanza di culture, che è fatta di interdisciplinarietà per evitare che la specializzazione troppo spinta ci precluda la conoscenza di fenomeni che non si possono chiudere nel recinto di una solida disciplina. Ma una mescolanza è fatta anche e soprattutto di culture diverse, di modi di pensare che si confrontano, di dibattito aperto e di curiosità reciproche». «Oggi – ha aggiunto il presidente – il ciclo delle ideologie volge al nazionalismo, alle chiusure, alla difesa degli interessi particolari, all’asserragliarsi nei propri confini. Ma non c’è ineluttabilità a cui non si possa reagire. Sta a noi e a voi riprendere la via della tolleranza, della curiosità e della solidarietà».
Un altro invito ai laureati e alle laureate è arrivato dal vicesindaco Paolo Biasioli: «Siate responsabili della vostra conoscenza, delle vostre capacità, della vostra intelligenza. Spero che il vostro bagaglio di talenti vi apra sì le porte di una felice e luminosa carriera, ma vada anche a beneficio della nostra vita collettiva. Non tenetevi lontano dall'impegno sociale, culturale e politico, non siate sfiduciati sulla possibilità di cambiamento del nostro Paese. Se c'è qualcuno che può fare la differenza, quelli siete proprio voi, generazione di nativi digitali, che sa padroneggiare le nuove tecnologie e ha gli strumenti per muoversi in un mondo che è totalmente diverso da quello di solo qualche decennio fa». E poi un ringraziamento: «Per il contributo di conoscenza e di vivacità che avete portato in questi anni alla nostra città. Trento si è resa conto che l'università è una delle sue più grandi ricchezze: perché è una fabbrica della conoscenza e perché porta tra noi migliaia di ragazzi intelligenti, pronti a spiccare il volo altrove o a fare il nido qui, tra le nostre montagne».
«Vorrei dire agli studenti che oggi si laureano nel nostro ateneo, che non stanno abbandonando l’università», ha commentato l’assessora provinciale Sara Ferrari. «Può suonare strano, proprio oggi che si celebra e festeggia la conclusione del vostro percorso di studi. Ma se c’è qualcosa che ho imparato in questi anni è che l’università non è solo un’istituzione, ma una realtà più larga, viva, in relazione costante con il mondo esterno. E sono convinta che qualsiasi strada deciderete ora di intraprendere, di questa relazione continuerete a fare parte. E se, partecipando alla vita di queste realtà, gli studi che avete terminato vi permetteranno di trovare nel vostro zaino gli strumenti adatti per affrontare il vostro nuovo percorso, l’università avrà adempiuto ad uno dei suoi compiti principali: quello di formare cittadini adulti e consapevoli. Io questo vi auguro, e non solo per voi stessi, ma anche per tutti noi, perché siete voi il futuro della nostra società. Quindi ancora congratulazioni, a voi e alle vostre famiglie che vi hanno supportato e in questi anni».
Dopo i saluti ufficiali ha preso la parola Franz Petrozzi, laureato in Economia e Management nel 2011, ora Account manager in IBM divisione Global Markets. Usando una metafora ispirata alla fisica Petrozzi ha ripercorso la sua carriera all’Università e ha ricordato i suoi primi passi nel mondo del lavoro, chiudendo con un augurio ai laureati e alle laureate: «Vi auguro di essere voi gli artefici del vostro destino. Seguite le vostre passioni, cercate la professione che più fa per voi e, se non la trovate, non vi resta che crearla. Apprezzate a pieno l’unicità del percorso verso i vostri obiettivi personali e professionali. Cambiate il punto di vista rispetto a un problema, non gli altri, e senza perdervi d’animo perché anche la situazione più difficile può essere tradotta in positivo». E ricordando la sua partecipazione alla neocostituita comunità di Alumni di Milano (un gruppo di persone che si sono laureate a Trento e che si sonio ritrovate per rimanere periodicamente in contatto): «Prendetevi cura della vostra rete: amici e colleghi sono una forza e faranno la differenza per il vostro successo della vostra vita».
Infine la testimonianza di Caterina Boscolo Meneguolo, neolaureata in Fisica, in veste di miglior laureata tra i partecipanti a questa edizione: «Nell’Università di Trento e al Dipartimento di Fisica in particolare ho trovato la proposta culturale e umana che cercavo. Ho trovato un livello e una professionalità molto alti, ho incontrato professori e personale preparati e disponibili, appassionati e attivi. La qualità dei corsi e la vita all’interno del Dipartimento sono state stimolo per mettermi in gioco attivamente nello studio e nella partecipazione, arrivando a scoprire potenzialità e passioni che non sapevo di possedere. Ho trovato una realtà accademica vivace e aperta, con un forte respiro internazionale e nello stesso tempo coinvolta nella vita cittadina. Ciò che rende unica l’esperienza universitaria è la valorizzazione della dimensione umana dentro la vita accademica, del rapporto studente-professore, in cui viene messo al centro non il sapere fine a se stesso ma la partecipazione alla vita di una vera comunità scientifica, che è fatta anche di rapporti umani. Qualcosa che ho potuto osservare da “dietro le quinte” come rappresentante degli studenti per due anni all’interno del Consiglio di amministrazione dell’Opera Universitaria di Trento, un’esperienza molto bella e interessante».

(a.s.)