Trento
21 Novembre 2025

Bullismo di genere

Quando le parole nascondono il mansplaining sul posto di lavoro. Studio dell’Università di Trento sui temi della discriminazione e delle micro-aggressioni nei confronti delle lavoratrici. La ricerca dimostra che umiliazioni e atteggiamenti discriminatori Inizialmente sottili possono, nel tempo, intensificarsi fino ad arrivare al mobbing. E il maltrattamento che aumenta erode progressivamente la reputazione professionale delle interessate. Questo fa luce su un possibile meccanismo che rafforza il soffitto di cristallo che ostacola l’avanzamento di carriera delle donne

Mi ha spiegato un argomento di cui ho esperienza e conoscenza usando un tono saccente e paternalistico”. “Mi ha corretta sul lavoro e la correzione era banale o scorretta”. Tali comportamenti si chiamano mansplaining e si verificano quando un uomo spiega a una donna un concetto di cui lei è già a conoscenza ed è esperta, presupponendo però che lei ne sappia meno. E queste elencate sono solo alcune delle domande alle quali hanno risposto 457 donne, residenti dal nord al sud della Penisola, che hanno partecipato allo studio “Mansplaining e inciviltà sul posto di lavoro, meccanismi di bullismo rivolti alle donne?” condotto da Miren Elizabeth Chenevert, dottoranda in Scienze cognitive al Dipartimento di Scienze cognitive (Dipsco) dell’Università di Trento, con la supervisione scientifica di Michela Vignoli, professoressa di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni al Dipsco.

Il contesto. Quando si affronta il tema della violenza di genere contro le donne, spiegano le ricercatrici, l'attenzione si concentra spesso sulle forme più gravi e maggiormente visibili. Si trascurano invece le manifestazioni considerate “a bassa gravità” che possono verificarsi frequentemente, come le micro-aggressioni di genere, ovvero commenti o comportamenti quotidiani che trasmettono messaggi umilianti nei confronti delle donne. Possono creare un terreno fertile per la normalizzazione di comportamenti via via più pesanti. E generano in chi le subisce stati di ansia, stress, burnout, insoddisfazione lavorativa.

I risultati. Lo studio, durato un anno, si è concluso lo scorso mese di giugno e adesso sono stati elaborati i primi risultati. E ha confermato le ipotesi iniziali. Le donne che hanno vissuto in un primo momento comportamenti di inciviltà sul posto di lavoro successivamente hanno subìto una messa in discussione delle loro competenze fino ad arrivare a vere e proprie forme di bullismo professionale e mobbing. La ricerca dimostra che la maleducazione generale può aumentare, non solo in termini di intensità e intenzionalità nel tempo, ma anche in termini di selettività degli obiettivi e specificità comportamentale, spostandosi in modo sproporzionato verso forme di maltrattamento di genere che minano la competenza e il lavoro delle donne. Un altro aspetto interessante che è emerso dal lavoro è che non sempre c’era consapevolezza da parte delle donne che le situazioni vissute potessero rientrare nella cornice della violenza di genere. Cognizione che invece è arrivata rispondendo al questionario. La convinzione delle ricercatrici è che utilizzare sistemi di indagine di questo tipo all’interno dei luoghi di lavoro per misurare comportamenti già presenti aiuterebbe a prevenire maltrattamenti e l’aumento di soprusi di genere più gravi.

Il metodo di ricerca. Le partecipanti sono tutte donne lavoratrici, chi nel settore privato chi in quello pubblico. Alcune sono assunte con un contratto da dipendente, altre sono libere professioniste, altre ancora sono datrici di lavoro, ricercatrici universitarie o allenatrici sportive. L’età media è intorno ai 43 anni. Indagini passate hanno dimostrato che sperimentare maltrattamenti aumenta l’intenzione di lasciare il lavoro, indipendentemente dalla posizione ricoperta a causa di un basso livello di autoefficacia professionale. «Con il nostro studio – spiega Miren Elizabeth Chenevert – volevamo capire se maltrattamenti sottili e apparentemente non gravi, che colpiscono le competenze delle vittime, potessero nel tempo avere una escalation. E se questo processo ha conseguenze sulle carriere delle donne, la cui reputazione viene messa in discussione da colleghi e colleghe».

Lo studio ha sondato alcuni fenomeni vissuti dalle donne sul lavoro. Non solo mansplaining ma anche gender competency questioning, cioè il comportamento adottato da uomini che mettono in discussione le competenze delle donne, e l’esperienza di forme sottili, e al tempo stesso subdole, di maltrattamento sul lavoro. Domande come: “Ha proposto la mia idea precedentemente ignorata ed è stato elogiato per essa”. “Ha ignorato il mio contributo e cercato altre opinioni dai colleghi uomini”, sono servite a rilevare altri tipi di mortificazioni chiamati voice non recognition e voice appropriation. Termini che indicano il mancato riconoscimento e l’appropriazione della voce (e delle idee) di chi parla. Secondo studi scientifici si tratta di azioni che mettono in discussione le competenze quando sono agite dagli uomini nei confronti delle donne sul posto di lavoro. 
I dati sono stati raccolti tramite un questionario online e lungo un asse temporale suddiviso in tre momenti diversi, a distanza di un mese l’uno dall’altro. 

Più nel dettaglio i macrotemi affrontati sono stati: inciviltà sul posto di lavoro, intesa come ostilità, violazione della privacy, comportamento esclusivo e pettegolezzi; messa in discussione delle competenze di genere sul posto di lavoro, in questo caso alle partecipanti è stato chiesto di riflettere se sul proprio luogo di lavoro hanno sperimentato un comportamento maschile discriminatorio e penalizzante nei loro confronti; bullismo sul posto di lavoro correlato alle mansioni assegnate che si traduce in critiche costanti e svalutazioni professionali;  sovraccarico di lavoro e conflitto di ruoli al fine di tenere conto degli effetti dei fattori di stress lavorativo, spesso indicatore di maltrattamenti sul posto di lavoro.

Le conclusioni della ricerca sono disponibili a questo:

https://wop.dipsco.unitn.it/progetti-di-ricerca/mansplaining/studio-1

Lo studio sarà presentato ufficialmente lunedì 24 novembre alle 18 a Palazzo Piomarta (Rovereto – Corso Bettini, 84). Maggiori informazioni sono disponibili qui: https://eventi.unitn.it/it/la-ricerca-come-risorsa-il-cambiamento-sociale

(p.s.)