Un team di ricerca internazionale coordinato dall’Università di Trento ha dimostrato come la presenza di specifici batteri nel microbioma possa essere un indicatore preciso della malattia. Fondamentale l’impiego di sistemi di intelligenza artificiale. I risultati aprono la strada a nuove strategie di esami non invasivi per la prevenzione primaria, potenzialmente complementari o alternativi ai metodi tradizionali. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature Medicine