Logo UniTrento
 
Trento
9 Maggio 2017

UniTrento: intitolata un’aula alla prima donna laureata

Elena Lucrezia Corner Piscopia conseguì la laurea in Filosofia all’Università di Padova nel 1678. Fu una studiosa e una pioniera del diritto all’istruzione accademica per le donne. L’Ateneo trentino su iniziativa del Dipartimento di Lettere e Filosofia le rende omaggio e le dedica un’aula nell’edificio di via Tommaso Gar

L’Università di Trento ha un’aula intitolata a Elena Lucrezia Corner (o Cornaro) Piscopia, la prima donna al mondo a conseguire la laurea il 25 giugno 1678 all’Università di Padova. L’Ateneo di Trento, come altri atenei italiani, su iniziativa del Dipartimento di Lettere e Filosofia, ha deciso di ricordare questa studiosa padovana e pioniera del diritto delle donne ad accedere all'istruzione accademica. All’ingresso dell’aula 421 al quarto piano dell’edificio di via Tommaso Gar è stata apposta una targa. All’intitolazione dell’aula oggi erano presenti la prorettrice alle politiche di equità e diversità, Barbara Poggio, il direttore del Dipartimento di Lettere e Filosofia, Fulvio Ferrari, e Sara Ferrari, assessora all’università e ricerca e pari opportunità della Provincia autonoma di Trento. A tracciare il profilo della studiosa è stata Maria Cristina Bartolomei, professoressa di Filosofia morale all’Università di Milano, nella conferenza “…fatte non foste a viver come brute, ma per seguir virtute e canoscenza”, dal titolo ispirato a Dante (Inferno XXVI, 119-120). Al pomeriggio hanno partecipato anche due classi del liceo dell’Istituto Sacro Cuore di Trento.
 
Elena Lucrezia Corner Piscopia
Riconosciuta a livello internazionale come la prima donna laureata al mondo e pioniera dei diritti delle donne all'istruzione accademica, Elena Lucrezia Corner Piscopia nacque a Venezia nel 1646. Fin dalla prima gioventù dimostrò la propria precocità intellettuale e a sette anni fu affidata ad un tutore di greco e latino, per proseguire poi, sotto la guida di altri tutori, nello studio di diverse lingue: ebraico, aramaico, spagnolo, francese, arabo e inglese. Al successo nell'apprendimento delle lingue, Elena Lucrezia Corner Piscopia affiancò straordinarie abilità retoriche e logiche e lo studio di matematica, astronomia, musica, filosofia e teologia.
Sotto la guida del professor Carlo Rinaldini, Elena Lucrezia Corner Piscopia discusse la sua tesi pubblicamente e si laureò in Filosofia il 25 giugno del 1678, con il titolo di "Magistra et Doctrix Philosophiae". La discussione sulla fisica e la logica di Aristotele si svolse in latino davanti a una commissione composta da 64 membri. L'affluenza del pubblico fu tale che la discussione venne trasferita dall'Università alla cattedrale.
In seguito divenne membro di varie accademie scientifiche in Italia, Francia e Germania e continuò a dedicare la propria vita allo studio, alla preghiera e alle opere di carità per i più bisognosi fino alla morte avvenuta a Padova il 26 luglio 1684.
«La laurea di Elena Lucrezia Corner Piscopia non avvenne affatto in maniera semplice e al tempo ci furono forti opposizioni» si legge nella lettera di richiesta giunta all’Università di Trento dalla rete Gli Stati generali (glistatigenerali.com) che ha promosso l’iniziativa su scala nazionale. «Corner Piscopia era una donna di profondissima cultura: in grado di discettare di filosofia in greco, latino, francese, inglese e spagnolo, conosceva anche l’ebraico, l’arabo e il caldeo. Suonava e cantava, componeva poesie, conversava di scienze con il matematico Carlo Rinaldini, che poi divenne uno dei suoi maestri. In un primo tempo la nobildonna avrebbe dovuto laurearsi in teologia, l’università aveva persino già stilato il verbale, ma un intervento del vescovo di Padova bloccò tutto. Il cardinale Gregorio Barbarigo – canonizzato da papa Giovanni XXIII – riteneva intollerabile che una donna si laureasse, e tanto più in teologia, il cui insegnamento non poteva che essere riservato agli uomini. Dopo un lunga e aspra vertenza (sia i Corner sia i Barbarigo erano illustri e potentissime casate veneziane) si giunse a un compromesso: Elena Lucrezia si laureerà, ma non in teologia, bensì in filosofia».
«I contemporanei si resero conto che stava accadendo un fatto epocale: si radunò una folla immensa per assistere alla cerimonia di laurea. Le cronache dell’epoca parlavano di ventimila persone. La prima laureata del mondo divenne una celebrità: accolta nelle più importanti accademie dell’epoca, oggetto di visite da parte di dotti da ogni parte d’Europa. Il re di Francia, Luigi XIV, fece addirittura deviare un cardinale che da Parigi stava andando a Roma; questi, accompagnato da due docenti della Sorbona, fu incaricato di verificare se davvero la fama della donna fosse meritata. I tre confermarono». 
«Elena Lucrezia Corner Piscopia scomparve il 26 luglio 1684, a trentotto anni. Tanto era stata famosa in vita, tanto venne dimenticata da morta. Bisognerà addirittura attendere il 1895 perché una badessa benedettina americana (Elena Lucrezia era stata oblata benedettina) ne rintracci la sepoltura nella basilica padovana di Santa Giustina. Ma in seguito la tomba risulterà nuovamente dispersa. Una statua, proveniente dallo smantellato monumento funebre, è stata collocata ai piedi dello scalone d’onore di palazzo Bo, sede storica dell’università di Padova. Ma poco altro è stato fatto per ricordarla. Elena Lucrezia Corner Piscopia dovrebbe trovarsi nel Pantheon delle glorie nazionali, invece la stragrande maggioranza degli italiani ne ignora purtroppo il primato. Gli Stati Generali le chiede, caro rettore, di dedicare una delle aule del suo ateneo alla prima donna laureata del mondo. Si tratterebbe di un gesto per ripristinarne la memoria, anche perché l’Italia vanta non solo la prima, bensì le prime quattro donne laureate del mondo: la seconda è la bolognese Laura Bassi Verati, nel 1732, addottorata in storia naturale e medicina nell’ateneo felsineo che in seguito diventa una delle prime donne docente universitaria. La terza è una rodigina, Cristina Roccati, che il 5 maggio 1751 si laurea in filosofia e fisica di nuovo all'università di Bologna; la quarta, Maria Pellegrina Amoretti, ligure di Oneglia, ottiene l’alloro in giurisprudenza a Pavia, il 25 giugno 1777 (la quinta è una spagnola)».
(a.s.)