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Trento
22 Dicembre 2016

Ricerca, didattica, progetti speciali: le novità del 2017 per UniTrento

Presentati oggi i progetti per il nuovo anno, il rettore traccia anche un bilancio dei principali avvenimenti dell’anno che volge al termine. Successi nel campo della ricerca e qualche anticipazione sui nuovi corsi di laurea. Presentati anche il Piano per la sostenibilità ambientale e il Piano di fundraising di Ateneo

UNA RICERCA DI VALORE
Qualità della ricerca: prima tra le università statali nella valutazione ANVUR
L’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR) ha reso noti nei giorni scorsi i dati della seconda Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) che ha analizzato la produzione scientifica delle università italiane tra gli anni 2011-2014. I risultati della VQR, che saranno utilizzati per ripartire tra le università (statali e non statali) la parte premiale del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) per il 2016, confermano il posizionamento al vertice per l’Università di Trento. L’Ateneo si colloca infatti al primo posto tra le università statali. Al sesto invece se si considera la classifica generale che include anche le scuole e gli istituti superiori di ricerca (come Sant’Anna o Normale di Pisa).
«La valutazione – commenta il rettore Paolo Collini – conferma i già ottimi risultati che abbiamo ottenuto nella precedente tornata. La nostra Università si conferma al primo posto per qualità della ricerca davanti ad altri atenei, come Padova e Venezia, che sono per noi partner sempre più stretti. Questo significa che la rete delle università del Nord Est ha tutte le carte in regola per diventare punto di riferimento e traino per la ricerca e lo sviluppo del nostro Paese. Siamo a un passo dalle performance di altissimo livello della ricerca condotta negli istituti a ordinamento speciale. Inoltre il dato relativo qualità della ricerca (IRAS1) rispetto alle dimensioni vede un’ottima prestazione di Trento, superiore del 18% alla media. Un risultato importante se si pensa che è sulla base di questo dato che gli atenei statali ricevono la quota premiale del Fondo di Finanziamento Ordinario per il 2016».
I risultati dai progetti europei
L’Università di Trento produce ricerca di qualità. Lo conferma il piazzamento dell’Ateneo nei primi posti della classifica italiana per numero di grants europei ottenuti dall’ERC nel VII Programma Quadro (16) e in Horizon 2020 (6). Secondo i dati forniti dallo stesso European Research Council (ERC), Trento, con i suoi venti progetti, risulta infatti al quarto posto nella classifica delle istituzioni italiane per il maggior numero di grants ottenuti, dietro al CNR, all’Università Commerciale 'Luigi Bocconi' e all’Università degli Studi di Roma "La Sapienza". In totale, l’Università di Trento, a quasi 10 anni dalla fondazione dell’European Research Council, si è aggiudicata 22 progetti (come Host Institution) a cui si aggiunge un progetto in cui l’ateneo è partner.
Il finanziamento è promosso dall’European Research Council (ERC) nell’ambito del Programma Horizon 2020 e mira a sostenere l’indipendenza di ricercatori eccellenti e il consolidamento del loro gruppo di ricerca grazie a un finanziamento di circa due milioni di euro per cinque anni (1.978.194 euro). Dei 2305 progetti presentati all’ERC nell’ambito del bando 2016, solo il 13.8% è stato finanziato. L’Italia ha visto finanziati 14 grants finanziati su un totale di 314 in tutta Europa e Paesi associati ad Horizon 2020. L’Ateneo trentino si conferma in linea con il tasso di successo europeo avendo vinto un progetto su otto presentati, al di sopra del tasso di successo italiano che invece vede 14 proposte approvate su circa 204 presentate.
L’ultimo importante riconoscimento in ordine di tempo che riguarda l’Università di Trento è stato ottenuto da Marius Peelen del Centro Interdipartimentale Mente/Cervello (CIMeC), stato selezionato tra i vincitori del prestigioso ERC Consolidator Grant nell’ambito del panel Social Sciences and Humanities - The Human Mind and Its Complexity”. L’ERC di Peelen si aggiunge a quello finanziato al Scott Fairhall nel primo bando Horizon 2020 per Starting Grants, rivolto alla fascia di ricercatori più giovani e consente al centro Mente-Cervello (CIMeC) di confermare gli ottimi risultati già avuti nel VII Programma Quadro. Anche il Centro di Biologia Integrata (Cibio) ha ottenuto ottimi risultati nel bando 2016 con l’ERC Starting Grant di Nicola Segata nell’ambito del Panel Evolutionary, Population and Environmental Biology, che fa seguito al Consolidator Grant vinto da Francesca Demichelis nel bando 2014. Anche il Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale si conferma con un ERC Starting Grants arrivato a Annalisa Murgia e uno nel 2015 a Paolo Boccagni.
L’unico Proof of Concept (POC) in H2020 è andato invece a Nicola Pugno già titolare di altri due POC nel VII Programma Quadro. Il POC è uno schema di finanziamento riservato ai vincitori ERC ed è rivolto a finanziare progetti più rivolti al mercato, verificando il potenziale innovativo delle idee sviluppate nell’ambito dei progetti ERC finanziati.
Dettaglio progetti approvati nel VII Programma Quadro:
ERC Advanced Grant 5 (+1 in cui Unitn è partner)
ERC Proof of Concept 2 
ERC Starting Grant 8
ERC_Consolidator 1
Dettaglio progetti approvati in Horizon 2020 (6):
ERC Proof of Concept 1
ERC Starting Grant 3
ERC_Consolidator 2
Ricerca: un “treno” per studiare l’autismo
Una rete di laboratori per promuovere progetti di ricerca e di formazione interdisciplinari nel campo dell'autismo. Questo è “Train” (Trentino Autism Initiative), idea è nata dalla constatazione che tra Trento e Rovereto, ben undici gruppi di ricerca tra le principali istituzioni si occupano di autismo, a vari livelli. Il progetto vedrà i centri di ricerca dell’Ateneo (CIBIO, CIMEC e Dipartimento di Scienze cognitive) unire le forze assieme a Istituto Italiano di Tecnologia, Fondazione Bruno Kessler e Istituto di Neuroscienze del CNR per affrontare da un punto di vista interdisciplinare e ancora più integrato la ricerca sui disturbi dello spettro autistico nell’ambito del territorio trentino.
Le competenze scientifiche di questo network sono multidisciplinari, e spaziano da studi biologici fino a studi comportamentali e clinici su pazienti. Gli ambiti di ricerca comprendono l’identificazione di nuove mutazioni genetiche associate all’autismo, lo studio dell’effetto di queste mutazioni in modelli cellulari e animali, l’imaging cerebrale, lo studio bioinformatico di marcatori, la valutazione clinica e la valutazione dell’efficacia degli interventi riabilitativi su pazienti autistici. Tutti i gruppi afferenti a questo network si avvalgono inoltre di importanti collaborazioni sia nazionali che internazionali. Queste competenze rappresentano quindi un’opportunità unica per promuovere la ricerca trentina sull’autismo. Con alcuni obiettivi precisi: promuovere la realizzazione di progetti multidisciplinari di ricerca di base e clinici; promuovere la formazione interdisciplinare di giovani ricercatori; svolgere attività di divulgazione dei risultati delle ricerche, in collaborazione con le associazioni di genitori di pazienti autistici.
I disturbi dello spettro autistico raccolgono un insieme di quadri patologici caratterizzati da una generale difficoltà nello stabilire relazioni intersoggettive.
Durante i primi anni di vita, questa difficoltà altera la capacità di mettersi in relazione con gli altri e provoca differenti deficit cognitivi, affettivi e comportamentali. ll termine “disturbi dello spettro autistico” indica una serie di disturbi caratterizzati da deficit persistenti della comunicazione e dell’interazione sociale, e da comportamenti, interessi o attività ristretti e/o ripetitivi. La varietà comportamentale dei disturbi dello spettro autistico ha una forte componente genetica ed è dovuta all’alterazione di diverse aree cerebrali durante lo sviluppo embrionale o perinatale, e può essere ulteriormente modulata dall’influenza dell’ambiente. L'autismo è quindi un disturbo eterogeneo con cause multiple e differente grado di severità dei sintomi, ed è frequentemente associato ad altre condizioni patologiche tra cui ritardo mentale, epilessia e disturbi d'ansia e dell'umore. L’eterogeneità dei disturbi dello spettro autistico rende molto difficile l’identificazione delle cause, la diagnosi precoce e lo sviluppo di nuove terapie per queste patologie. I primi sintomi di autismo si manifestano attorno al primo anno di vita del bambino, ma una diagnosi completa è generalmente possibile attorno al secondo anno, se non più tardi. Si stima che circa 15 bambini su 1000 siano affetti da autismo, con una netta prevalenza nei maschi rispetto alle femmine.
Il network Trentino per la Ricerca sull’Autismo è composto da: UniTN - CIBIO e Istituto Neuroscienze CNR - Neuropatologia Molecolare, Yuri Bozzi; UniTN - CIBIO NeuroEpigenetica, Marta Biagioli; UniTN - CIBIO Rigenerazione e Sviluppo Neurale, Simona Casarosa; UniTN - CIBIO Biologia delle Cellule Staminali, Luciano Conti; UniTN - CIBIO Marcatori Neurogenomici, Enrico Domenici; UniTN - CIBIO Dulbecco Telethon - Biologia delle Sinapsi, Giovanni Piccoli; UniTN - CIMEC Cognizione Animale e Neuroscienze, Giorgio Vallortigara; UniTN – Dipartimento Psicologia e Scienze Cognitive, Osservazione Diagnosi e Formazione, Paola Venuti; UniTN – Dipartimento Psicologia e Scienze Cognitive - Fisiologia e Comportamenti Affiliativi, Gianluca Esposito; Istituto Italiano di Tecnologia Neuroimaging Funzionale, Alessandro Gozzi; Fondazione Bruno Kessler Modelli Predittivi per la Biomedicina, Cesare Furlanello.
Ricerca: Il biologo Luca Fava da Innsbruck al Cibio
Un finanziamento da un milione di dollari della Fondazione Armenise-Harvard per consentire di portare avanti il suo progetto di ricerca in Italia, all’Università di Trento. Arrivato nei giorni scorsi prenderà servizio al Cibio. Cancro: Fava a caccia di risposte nei meccanismi di funzionamento delle cellule
Nuovo successo internazionale per il Cibio, il Centro per la Biologia Integrata dell’Università Trento. Dopo aver attirato a Trento i ricercatori Sheref Mansy, Marie-Laure Baudet, Andrea Lunardi e Luca Tiberi, ora è la volta di Luca Fava, biologo di origine bolzanina, che lavora per comprendere i meccanismi molecolari delle cellule tumorali. A rendere possibile questa nuova collaborazione scientifica con il centro di ricerca trentino è ancora una volta la Fondazione Giovanni Armenise-Harvard, che ha messo a disposizione il finanziamento da un milione di dollari dell’Armenise-Harvard Career Development Award. Luca Fava, vincitore di quest’anno, ha scelto di utilizzare questo finanziamento per continuare a Trento la sua ricerca iniziata presso l’Università Medica di Innsbruck. Per farlo potrà contare proprio sul consistente finanziamento che ogni anno la Fondazione eroga per sostenere uno o due scienziati che si siano distinti a livello internazionale per le loro particolari capacità, con l’obiettivo di contribuire a creare nuove aree di ricerca nel settore delle scienze biologiche nel nostro Paese, incentivando la mobilità internazionale e favorendo rapporti di collaborazione tra gli scienziati italiani e stranieri.
Il processo di selezione per l'assegnazione del finanziamento è particolarmente rigoroso e prende in esame i requisiti sia del ricercatore ospitato, sia della struttura ospitante. Quest’ultima deve garantire assoluta indipendenza al vincitore e un adeguato contesto di lavoro. D’ora in avanti, grazie al generoso finanziamento stanziato dalla fondazione Armenise-Harvard, Luca potrà approfondire e sviluppare un filone di ricerca, inaugurato negli anni di lavoro a Innsbruck.
Lo spiega Fava: «Le cellule umane sane dispongono unicamente di un centrosoma, una struttura finalizzata a organizzare lo scheletro della cellula, il suo funzionamento. Al contrario, quelle tumorali possono spesso disporre di centrosomi multipli e questo dà origine ad alterazioni del comportamento delle cellule stesse e determina il sopraggiungere di fenomeni deleteri come, ad esempio, le lesioni del DNA. L’esatta comprensione delle distorsioni presenti nei meccanismi molecolari nelle cellule tumorali consentirà in futuro di identificare nuove strategie per combatterle. Con l’aiuto di quattro giovani studiosi che comporranno il mio team cercherò di lavorare in questa direzione».
Luca Fava, classe 1983, è nato e cresciuto a Bolzano, città nella quale ha vissuto sino al conseguimento della maturità classica. Trasferitosi a Padova per intraprendere gli studi in biologia molecolare, Luca ha concluso il ciclo triennale presso l’Università patavina nel 2005 e due anni più tardi ha conseguito la laurea magistrale. Nel 2007, da neolaureato, ha lasciato l’Italia per dedicarsi alla ricerca, dapprima presso il Max Planck Institut per la Biochimica con sede a Monaco di Baviera, dove ha intrapreso altresì il percorso del dottorato di ricerca. Successivamente all’Università di Basilea, dove poi ha conseguito il dottorato di ricerca nell’autunno del 2011. Sempre nel 2011 ha preso servizio all’Università Medica di Innsbruck (Medizinische Universität Innsbruck), finanziato da una borsa di studio erogata dall´Organizzazione Europea di Biologia Molecolare (EMBO) e dalla Commissione Europea. Negli anni di ricerca nel capoluogo tirolese si è dedicato allo studio sia dei meccanismi di proliferazione delle cellule umane, che della tematica relativa al suicidio cellulare (apoptosi). 
La Fondazione Giovanni Armenise-Harvard
La Fondazione Giovanni Armenise-Harvard sostiene giovani scienziati dotati di particolari capacità, contribuendo alla creazione di nuove aree di ricerca nel settore delle scienze biologiche in Italia, incentivando la mobilità internazionale a vantaggio di una cultura multidisciplinare e favorendo intensi rapporti di collaborazione tra gli scienziati italiani e la Harvard Medical School di Boston (HMS).
Il programma Career Development Award è progettato per favorire la crescita professionale di ricercatori dalle grandi potenzialità, all’inizio della loro carriera e che al momento della domanda lavorino fuori dall’Italia, in modo che possano realizzare appieno il proprio potenziale e dare contributi significativi al proprio settore di ricerca in Italia. Il programma prevede un contributo economico di 200mila dollari per anno per un periodo di 3-5 anni, che permette a giovani scienziati di creare un proprio laboratorio in Italia presso un istituto ospite dove condurre ricerca in modo indipendente.
Allo stesso tempo, la Fondazione spera che questo diventi un incentivo per gli istituti di ricerca italiani per rafforzare i loro dipartimenti, proponendo un pacchetto di condizioni abbastanza attraenti in modo da attirare i candidati più qualificati. Ad oggi, la Fondazione Armenise-Harvard Foundation ha premiato 22 giovani scienziati, che hanno creato laboratori a Milano (IEO, IFOM/FIRC, Istituto San Raffaele, Università di Milano, CNR), Roma (La Sapienza; EBRI), Padova (VIMM e Università di Padova), Trento (CIBIO, Università di Trento), Palermo (Università di Palermo), Trieste (SISSA), Pavia (Università di Pavia) e Novara (Università del Piemonte Orientale). I campi di ricerca coperti includono neuroscienze, botanica, biochimica, immunologia, biologia del cancro, protemoica e genetica, biologia sintetica.
I vincitori dei Career Development sono ora alla guida di gruppi di lavoro ben avviati, ricoprono posizioni permanenti o in tenure track, e coordinano in tutto nei loro gruppi circa 90 ricercatori. Dal loro arrivo in Italia, i vincitori hanno prodotto più di 300 pubblicazioni in riviste peer-review, con un’alta percentuale di citazioni per ogni pubblicazione. Hanno un h-index medio di 15.5 (si va da 10 a 22). In più, hanno raccolto più di 30 milioni di € in ulteriori grant, compresi quattro prestigiosi grant dello European Research Council e uno dei soli due Howard Hughes Medical Institute International Early Career Scientist Awards attribuiti a scienziati italiani nel 2012.
COSÌ LA RICERCA SI FA INSIEME ALLA CITTADINANZA
5xmille, donazioni e lasciti: tanti modi per raccogliere fondi
La ricerca scientifica conta sempre di più sulla cittadinanza. Per attingere a una fonte importante di risorse, ma soprattutto per coinvolgere e responsabilizzare la popolazione. Tecnicamente si chiama “fundraising” e indica le politiche che vengono messe in atto per “raccogliere finanziamenti”. Una strada consolidata in altre realtà, come gli Stati Uniti, e ora si inizia a percorrere anche in Italia. Le forme possono essere diverse, così come l’impegno, ma la cifra è sempre la stessa: ricercatori che portano avanti i loro studi sentendo e avendo al proprio fianco donne e uomini che credono nel bene collettivo che deriva dal progredire del sapere.
Un esempio è la somma di 100 mila euro, donata da una signora in memoria dell’uomo amato. Una donazione consistente grazie alla quale l’Università ha potuto aprire una posizione per un giovane ricercatore, che per tre anni potrà condurre uno studio su base genetica dei meccanismi dell’aggressività dei tumori. Ci possono essere poi dei lasciti in sede di testamento. Infine c’è la tipologia, a costo zero, del contribuente che, in occasione della dichiarazione dei redditi, decide di destinare il 5xmille all’Università di Trento per la ricerca scientifica e le iniziative rivolte ai giovani. Con una novità. L’Ateneo intende far conoscere in anticipo a quale ricerca sarà destinato il 5xmille. Lo renderà noto entro marzo. Ma ecco cosa è stato finanziato intanto nel 2016.
Protesi di mano per i bambini
Una parte del 5xmille che i contribuenti hanno destinato all’Università di Trento si è trasformata in un assegno di ricerca per sviluppare protesi di mano, funzionali e a basso costo, per bambini. L’attività sarà svolta per un anno, al Dipartimento di Ingegneria Industriale. Le protesi tecnologicamente avanzate sono in genere molto costose. Lo scopo è ottimizzare il processo e i materiali per realizzare protesi di mano di buona durabilità, ma a basso costo (circa 20 euro).
Il progetto è nato pensando a Paesi nei quali l'amputazione degli arti è un fenomeno che colpisce molti bambini per motivi legati alla diffusione del lavoro minorile e alla scarsa sicurezza sui luoghi di lavoro, a eventi bellici e alla diffusione di mine antiuomo, a malformazioni genetiche. Il gruppo di ricerca, oltre a ottimizzare le tecniche di produzione, donerà le protesi realizzate a bambini di Paesi colpiti da eventi bellici e in generale a coloro che non beneficiano di assistenza sanitaria.
Intervento precoce per Disturbi dello Spettro Autistico (DSA)
L’altra parte del 5xmille dei contribuenti donato all’Ateneo è, invece, stata utilizzata per finanziare un assegno di ricerca di durata annuale al Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive, in particolare al Laboratorio di Osservazione Diagnosi e Formazione (ODFLab). Il laboratorio, da un paio d’anni, ha attivato un intervento intensivo precoce rivolto a bambini di età inferiore ai 3 anni, con Disturbi dello Spettro Autistico (DSA), attraverso tecniche riabilitative (musicoterapia e logopedia) e tecniche psico-educative.
I ricercatori intendono procedere alla modellizzazione del trattamento per il quale il Laboratorio si sta facendo promotore con l’obiettivo di poter condurre una ricerca su tale modello per poi esportarlo sull’intero territorio nazionale.
La diagnosi di tipo funzionale è volta a evidenziare le competenze e le difficoltà di ogni soggetto con DSA, allo scopo di individuare in modo oggettivo il percorso di trattamento e valutarne nel tempo i risultati. Il profilo funzionale viene elaborato sulla base di strumenti osservativi specifici e di analisi del comportamento che valutano: l'intelligenza e lo sviluppo cognitivo, la coordinazione viso motoria, le capacità di attenzione, le funzioni esecutive, la abilità legate all’apprendimento del linguaggio, la memoria e l'adattamento sociale. Il Laboratorio incentra la sua ricerca sullo studio degli indicatori precoci come elemento fondamentale per la diagnosi precoce e l’attivazione di interventi individualizzati.
PIANO DI SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE DI ATENEO (2016-2018)
L’Università di Trento si dota per la prima volta di un Piano di Sostenibilità Ambientale: uno strumento programmatico, utile a individuare i punti di forza e di debolezza, le opportunità e le minacce che interessano l’Ateneo, ma anche per fissare delle linee guida e un piano di intervento per il prossimo biennio. Quattro le principali aree di intervento: emissioni, energia e risorse naturali; edifici e procedure; cultura e sostenibilità; salute e benessere.
Le aree di intervento sono state a loro volta articolate in vari temi di interesse, attorno ai quali saranno condotte azioni specifiche: emissioni, energia e risorse naturali; inventario emissioni CO2 e impronta carbonica; energia rinnovabile; gestione rifiuti; riduzione uso acqua potabile; edifici e procedure; certificazione sostenibilità ambientale ed energetica; mobilità sostenibile; green procurement; sistemi di misurazione; cultura e sostenibilità; networking della sostenibilità; conoscenza sostenibile della community UniTrento; Ufficio sostenibilità; comunicazione della sostenibilità; curriculum accademico; salute e benessere; tempo lavorativo.
Prima della recente approvazione del Piano di Sostenibilità Ambientale, il concetto di sostenibilità era già presente in Ateneo sia nel Piano strategico 2014/2016, sia nel Codice etico. Era inoltre già attiva UniTrento Sostenibile, ovvero un «contenitore e attivatore di iniziative finalizzate alla sostenibilità». Nel 2015 il rettore ha nominato per la prima volta in Ateneo un delegato in materia di sostenibilità ambientale (il prof. Marco Ragazzi) e sempre nello stesso anno l’Ateneo ha iniziato la sua collaborazione all’interno della nascente Rete delle Università per la Sostenibilità (RUS). In questo contesto articolato è quindi emersa la volontà di formalizzare in maniera ufficiale l’impegno di Unitn rispetto alla sostenibilità ambientale e operando così un importante passo in un percorso che porterà l’Ateneo da essere sostenibile a fare scelte sostenibili coinvolgendo l’intera community universitaria. Dal punto di vista operativo, l’approvazione del Piano consentirà di dare impulso allo sviluppo di progetti riguardanti l’intera comunità universitaria.
DIDATTICA: I PROGETTI PER IL PROSSIMO ANNO ACCADEMICO
Viticoltura ed enologia, nuovo corso in approvazione
Tante ore di laboratorio e attenzione all’agricoltura sostenibile e di montagna
Iter di approvazione in corso per la laurea in Viticoltura ed Enologia (classe di laurea “Scienze e Tecnologie agrarie e forestali”), progettata da Università di Trento e Fondazione Edmund Mach, la cui attivazione è prevista nell’anno accademico 2017/18. Avrà selezione all’ingresso, numero programmato di 75 posti e sede di lezioni e attività a San Michele all’Adige.
Il nuovo corso non parte dal nulla, ma fa tesoro dell’esperienza pluriennale dell’omonimo corso interateneo Udine/Trento. Tra le specificità del nuovo corso ci sono l’attenzione per l’agricoltura sostenibile e la viticoltura di montagna, un approccio più sperimentale (che permetta ai giovani in formazione di fare molta attività di laboratorio, sul campo e in cantina, grazie alle strutture di FEM) e il rafforzamento della dimensione internazionale con nuovi accordi di doppio titolo e di cooperazione bilaterale in cantiere anche per favorire lo svolgimento dei tirocini in altri Paesi.
L’obiettivo è offrire agli studenti conoscenze (dalla matematica alla fisica, dalla chimica alla botanica, dalla patologia vegetale alla chimica degli alimenti all’economia ed estimo rurale, dall’informatica all’inglese) e competenze spendibili in modo efficace nel mondo del lavoro. Il laureato in Viticoltura ed enologia (enologo) dovrà avere gli strumenti per inserirsi nella produzione delle uve con particolare attenzione agli aspetti di sostenibilità ambientale e tutela del territorio viticolo. Dovrà, inoltre, saper gestire la trasformazione delle uve, la produzione di vini e di altri prodotti vitivinicoli, il controllo di qualità e la gestione economica globale della filiera. Tra gli sbocchi professionali sono compresi il settore dell’editoria, le strutture alberghiere e della ristorazione, l’ambito della ricerca di settore.
Comparative, European and International Legal Studies (CEILS)
Ecco la nuova laurea triennale in lingua inglese in studi giuridici
Una volta conclusa la fase di approvazione a livello ministeriale, accanto alla laurea magistrale a ciclo unico (quinquennale), dal 2017/18 la Facoltà di Giurisprudenza di Trento offrirà anche una laurea triennale (Bachelor Degree) in lingua inglese in Comparative, European and International Legal Studies (CEILS).
Questa nuova iniziativa, la prima del genere in Italia, ha lo scopo di offrire agli studenti una formazione giuridica di base con una forte impronta internazionale, sia nella lingua sia nei contenuti, attenta alla dimensione europea e alla metodologia comparatistica. Il corso verrà offerto – attraverso modalità didattiche innovative – a 50 studenti italiani e stranieri, che saranno selezionati mediante test in inglese con domande di cultura generale in ambito internazionale, logica e informatica. Il Bachelor Degree darà modo agli studenti di proseguire la loro formazione in Italia o all’estero, in vista di una carriera di tipo internazionalistico in diversi ambiti: dal funzionariato internazionale alla carriera diplomatica, dal giornalismo all’attività di analisi e operativa nell’amministrazione dello Stato, nelle istituzioni pubbliche internazionali, nelle organizzazioni non governative, nelle imprese multinazionali.
I primi effetti positivi della progettazione del corso si sono già palesati per la Facoltà che ha visto raddoppiare negli ultimi due anni il numero degli studenti stranieri, nonché le richieste di consorzio da parte di diverse sedi universitarie europee nel quadro del programma Erasmus Plus e in altri programmi di mobilità.
LA BUC È OPERATIVA
Il Sistema Bibliotecario Trentino si arricchisce della nuova Biblioteca Universitaria Centrale, progettata da Renzo Piano e operativa proprio da oggi nel quartiere le Albere. E già si annunciano le prime iniziative che aiuteranno la cittadinanza a familiarizzare con questo nuovo luogo universitario perché possa diventare uno spazio aperto, dove comunità cittadina e universitaria possono incontrarsi, conoscersi, dialogare.
La BUC sarà aperta tutti i giorni, con orario 8-23.45 dal lunedì al sabato e 14-20.45 la domenica. Fa eccezione il periodo delle festività natalizie, durante il quale l'orario subirà alcune variazioni. In particolare: in dicembre sarà chiusa i giorni 24, 25, 26 e 31, mentre dal 27 al 30 rimarrà aperta con orario ridotto 8-20.45; in gennaio sarà chiusa nei giorni 1, 6, 7 e 8, mentre dal 2 al 5 rimarrà aperta con orario ridotto 8-20.45. Rimane aperta come sala di lettura anche la sede di via Verdi (ex Cavazzani), in questo caso l’orario sarà 9-19.45 dal lunedì al venerdì e 9-12.45 il sabato. I giorni di chiusura durante il periodo natalizio saranno gli stessi della BUC.
Tra le prime iniziative messe in cantiere, l’Ateneo di Trento ha organizzato “Open-BUC/Open Book. Incontri con l’autore”, una rassegna di libri presentati dai loro autori, tutti docenti dell’Università, a lettori curiosi e a chiunque desideri approfondire varie tematiche di attualità. Il ciclo prenderà il via nel gennaio 2017. Il primo appuntamento è giovedì 12 gennaio con Giorgio Vallortigara (Centro Interdipartimentale Mente/Cervello – CIMeC) “Piccoli equivoci tra noi animali. Siamo sicuri di capirci con le altre specie?” (con Lisa Vozza, Zanichelli). Mercoledì 8 febbraio sarà la volta di Massimiano Bucchi (Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale) con “Per un pugno di idee. Storie di innovazioni che hanno cambiato la nostra vita” (Bompiani). Mercoledì 22 febbraio l’incontro sarà con Claudio Giunta (Dipartimento di Lettere e Filosofia) con “Tutta la solitudine che meritate. Viaggio in Islanda” (con Giovanna Silva, Quodlibet). Mercoledì 8 marzo la protagonista sarà Paola Venuti (Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive) con il libro “Genitorialità. Fattori biologici e culturali dell’essere genitori” (con Marc H. Bornstein, Il Mulino). Avviandosi verso la conclusione mercoledì 22 marzo Giorgio Daidola (Dipartimento di Economia e Management) proporrà il suo “Ski spirit. Sciare oltre le piste” (Alpine Studio). Infine martedì 4 aprile Andrea Di Nicola (Facoltà di Giurisprudenza) approfondirà “Confessioni di un trafficante di uomini” (scritto con Giampaolo Musumeci, Chiarelettere).
Tutti gli incontri iniziano alle 17.30. La partecipazione è gratuita. È suggerita la prenotazione online. Per informazioni www.unitn.it/evento/open-book o scrivere a eventiunitn@unitn.it)
A febbraio (dal primo al 15), invece, la BUC ospiterà la mostra “Architettura della paura o della speranza”, che in questi giorni è allestita a Torre Mirana. L’esposizione intende illustrare alla cittadinanza il risultato del lavoro svolto sul fondo del Generale Gian Piero Sciocchetti da un gruppo di giovani nell’ambito di un progetto sostenuto dalla Società di Studi Trentini di Scienze Storiche e promosso dai Piani Giovani di Zona di Trento e Arcimaga e dalla Biblioteca dell’Università degli Studi di Trento, in collaborazione con la Fondazione Museo Storico del Trentino, la Biblioteca Comunale di Trento, l’Archivio Diocesano Tridentino e MarketingDesign.
Si tratta di un fondo di grande valore per la memoria storica e sociale del Trentino, che ora è custodito proprio alla BUC. La Biblioteca l’ha ricevuto in donazione dal generale Gian Piero Sciocchetti, studioso di fortificazioni, trasporti in montagna, grandi edifici del XIX-XX secolo e manicomi austroungarici. È un archivio personale, composto da una raccolta miscellanea di documenti che il Generale aveva chiesto venisse digitalizzato per evitarne l’oblio e renderlo fruibile a tutti. Desiderio che è stato esaudito: ora il fondo è accessibile a tutti gli interessati.
Maggiori informazioni sulla BUC sul sito: http://www.biblioteca.unitn.it/
(a.s.)